
Gli sport cinofili tra forzature speranze e aspettative.
Come la pandemia ha influito e sta ancora modificando le attività con i nostri cani
Credevamo di uscirne presto, ma non è ancora così.
Siamo in piena pandemia mondiale, da mesi, anzi ormai da più di un anno, e quando parliamo di sport, di attività e discipline, un anno è un arco di tempo che può cambiare la carriera di un atleta.
Lo sanno bene gli sportivi: c’è stata una lotta infatti da parte di tutte le federazioni e gli enti preposti, per poter concedere il diritto ad allenarsi almeno a tutti quegli atleti che nelle loro discipline stavano affrontando o avrebbero dovuto affrontare impegni e gare di importanza nazionale e internazionale.
C’è stato chi ha avuto più privilegi di altri, come è successo al mondo del calcio, che non solo ha potuto allenarsi ma anche continuare con i suoi campionati. Così come per lo sci e altri sport. Poi c’è chi ha avuto possibilità di allenarsi ma ha perso l’occasione di partecipare a eventi importanti perché annullati o spostati a data da definirsi, vedi le Olimpiadi di Tokyo.
Ma lo sport non è di chi oggi è arrivato in vetta, lo sport è di tutti.
Dei bambini, dei ragazzi che mettono cuore e sudore per prepararsi al meglio e arrivare a quei risultati che gli premetteranno un domani di confrontarsi con chi vince oggi. Lo sport è degli appassionati che dedicano tutto per una passione e hanno alle spalle anni di sacrifici e sforzi che gli hanno permesso di raggiungere quegli obiettivi.

Tutto questo lavoro, questo impegno, questi anni rischiano di essere compromessi, a volte definitivamente, da un anno o più di inattività soprattutto in cinofilia.
Perché noi più degli altri?
Perché i cani, ahimè, vivono maledettamente poco!
Se pensiamo che debuttano tra l’anno e i due anni e a 9-10 anni (se tutto va bene) sono pensionati, uno o due anni di lavoro persi sono tantissimi….
Cos’è successo?
Gli sport cinofili si sono trovati nella stessa situazione di tutti gli altri: ci sono stati blocchi, chiusure, aperture ad intervalli, campionati saltati, poche gare e nulle possibilità di spostamento, e peri nostri cani e i nostri binomi, in alcuni casi, ha voluto dire ricominciare da capo o finire una carriera.
Chi l’ha pagata più cara sono stati i cani giovani e quelli a fine carriera.
Per due motivi diversi.
I cani che dovevano affrontare gli ultimi anni di attività sportiva si sono trovati a non poter più allenarsi ne gareggiare, e molti hanno visto saltare campionati, nazionali ed internazionali, nei qual avrebbero dovuto competere. Tutto ciò per alcuni ha voluto dire non avere una seconda possibilità.
Infatti per molti quest’anno poteva essere l’ultima occasione di partecipare ad alti livelli, alcuni erano stati anche selezionati per competizioni internazionali che non si sono svolte facendo sfumare l’occasione di una vita o anche solo l’ultima occasione di battersi per un titolo.
È giusto pensionare dallo sport cani di una certa età, spiace averli allenati molto per un obbiettivo che è poi saltato e non avere più occasione di concludere con soddisfazione la carriera di un binomio

Per altri il discorso è diverso.
Ci sono binomi con cani in piena attività che hanno perso occasioni importanti nel 2020 e forse anche in queso 2021, ma potranno rimettersi al lavoro per affrontare i prossimi anni di competizioni. Quello che spiace e che conoscono bene gli sportivi, è che ci sono anni in cui si è fatto un lavoro lungo e impegnativo per poter aver il cane pronto per affrontare certi eventi, e quando sei costretto a fermarti e ricominciare non è detto che sempre si abbia il modo e la possibilità di rilavorare tutto e arrivare di nuovo a certe performance.
Ma tant’è.
E poi c’è tutta una fetta di cinofili con cuccioli e cani giovani che ha pagato uno scotto importante sul piano della preparazione sportiva e non solo. Non potendo banalmente allenarsi con continuità al campo e, ancora peggio, non potendosi spostare sul territorio per allenamenti, stage, simulazioni, prove, gare e chi più ne ha più ne metta, molti cani giovani si sono persi, in un momento di formazione importante, tutta quella parte di socializzazione ambientale, abituazione, crescita esperienziale, e apprendimento sociale e tecnico che è la base per la formazione del binomio sportivo e che fa sì che il cane, in una fase sensibile della sua crescita, formi tute le competenze che gli serviranno per affrontare un percorso sportivo.
E, ancora peggio, non solo…
La cosa più grave è che, a molti cani, queste carenze hanno creato e stanno creando grossi gap soprattutto nella vita sociale. E chi lavora in campo ha potuto toccare con mano il problema dalla quantità di richieste da parte di proprietari di cani giovani, cuccioli e cuccioloni, per la risoluzione di problemi nella sfera sociale e ambientale dovuti a queste mancanze nei periodi sensibili.
Sì, è vero, sto facendo una fotografia della situazione cinofila nel periodo COVID, abbastanza tragica o quantomeno solo negativa.
Molti sui social hanno commentato che con tutti i problemi che ci sono oggi non dovremmo pensare a queste cose, si è parlato di egoismo, di scala di importanza, di valori e poi si è parlato di vere esigenze dei cani.
Tutti hanno ragione, ma qui si parla di cinofilia, degli altri problemi lasciamo che parlino gli esperti nelle altre sedi. Inoltre si parla dei nostri cani, del loro benessere e di tutti gli aspetti che ruotano intorno alla nostra vita con loro e loro con noi. Si parla di lavoro, sì perché che se ne dica, c’è un mondo che vive e lavora in questo settore e che se non riesce a lavorare non ha nemmeno i soldi per mantenere i propri cani e pensare al loro benessere.
Ma vediamola allora dal punto di vista del cane
Ora, molti potranno obbiettare che questi sono aspetti che al cane non interessano, sono solo velleità umane di cui i cani fanno a meno. Rispondo nì.
Al cane è vero, non importa vincere una coppa o fare una buona prestazione, ma cani che sono abituati a lavorare, che sono impegnati più giorni a settimana in un’attività , vi garantisco che hanno subito questo stop.

Sono cani abituati a includere nella loro routine il lavoro, l’impegno mentale, l’attività fisica mirata, sono cani a cui non basta il giro dell’isolato o la corsa nel prato dietro casa. Per molti l’impossibilità di andare al campo, di impegnarsi in un lavoro, di scaricare in modo positivo la loro quantità di energie, il cambio di routine, è stato tutto fonte di stress.
Poi è vero che i cani si adattano, che insieme si trovano altri modi per fare cose insieme, ma non possiamo affermare che per loro non lavorare sia indifferente.
Inoltre, se smettere di fare uno sport volesse dire trasferite quel tempo in altre attività che appagano il cane, che ne so, potremmo fare degli esempi: andare a nuotare, andare a lavorare con il gregge per i cani da pastore, andare in montagna, fare attività di ricerca in natura, cacciare per chi ha cani da caccia, ecc…beh allora per loro sarebbe un bel modo appagante per sopperire alla mancanza di movimento e attività mentale che potevano fare allenandosi per una disciplina.
Ma siamo in lockdown e queste attività per molti mesi di quest’anno non le abbiamo potute fare e nemmeno immaginare. E vi garantisco che il giro al parchetto sotto casa, per un cane abituato a fare attività non bastano per nulla.
In conclusione, quello che vorrebbero i cinofili, quelli veri, non è il banale potersi allenare o fare la gara della domenica.
È molto più importante e più profondo.
Il cinofilo, quello vero, chiede che venga riconosciuto il valore sociale delle discipline cinofile come per lo sport in generale, ma, soprattutto, che venga data, nel 2021, molta più importanza al benessere dell’animale, che vengano conosciute e riconosciute le sue esigenze e che di conseguenza venga tutelato nei suoi bisogni non solo primari, ma anche secondari.
Nella speranza di scrivere presto un articolo sulla ripresa della cinofilia dopo il COVID….
Alessandra Vacchiero